Numberten, anno IV, numero 3-marzo 2007, rivista mensile del quotidiano “Il Romanista”
LA VITA SPAGNOLA DI DAMIANO, DONATORE DI MIDOLLO E TESTIMONIAL DIMOS: «CHE BELLO ESSERE ESCLUSO SOLTANTO PER SCELTA TECNICA»
Con
di LUCA TEOLATO
In viaggio per Valencia è bello pensare alle tracce che Damiano Tommasi ha lasciato a Roma. Quelle lievi, quelle solide, quelle incancellabili. Dai fischi al trionfo tricolore, dall’infortunio al secondo debutto, dalle incertezze alla Nazionale, Damiano a Roma ha vissuto tutto. Chissà oggi, giocatore del Levante, che ricordo ne ha.
Innanzitutto come stai e soprattutto come va il ginocchio?
«Sto bene, il ginocchio pure, non mi ha dato nessun problema fino adesso».
Sei soddisfatto, fino ad ora, dell’esperienza spagnola?
«Si, mi trovo bene, sono soddisfatto dell’esperienza e soprattutto del fatto di essere in un paese diverso, di dover imparare lo spagnolo e un altro modo di giocare a calcio. Mi è capitato anche di rimanere fuori dai titolari però la cosa buona è che ciò dipende da scelte tecniche e non dai miei infortuni. Il fatto di non giocare per scelta tecnica non mi pesa».
Ti manca Roma e soprattutto ti manca la Roma?
«A Roma vengo spesso, ho metà di me stesso visto che la mia famiglia è a Roma, le mie bambine vanno a scuola a Roma, mia moglie con le bambine e l’ultimo nato sono a Roma. E’ come chiedermi se mi manca Verona, se mi manca la famiglia dove sono cresciuto. Vivo così il passato e godo di quello che c’è stato di positivo, quello che c’è stato di negativo cerco di farlo fruttare perché mi dia qualche insegnamento per il futuro. Roma città la vedo spesso, mentre la Roma la seguo da tifoso e sono proiettato verso quello che oggi mi viene richiesto qui nel Levante».
Qualche rimpianto dell’esperienza in giallorosso?
«Qualche rimpianto si, nel senso che poteva andare diversamente e anche per il fatto di non averla conclusa nel migliore dei modi: questa è la sconfitta più amara della mia carriera perché di fatto non è dipeso da me ed è stato un risultato negativo per la mia professione. E’ stato obiettato che le sconfitte sono cose diverse, forse è la delusione quella che voglio descrivere. Di fatto, sportivamente, ho visto che non hanno vinto le idee che volevo io, il modo di concepire il calcio, il rapporto interpersonale. Quindi, in questo senso, è stata una sconfitta e forse questo è il rimpianto più grande che ho dell’esperienza romana».
Il ricordo più bello?
«Ne ho tanti. Sicuramente il fatto di essermi ripreso dopo un infortunio molto grave, di essere rientrato da titolare nello stadio che mi aveva visto protagonista negli ultimi anni ad alti livelli prima dell’infortunio e, in meno di due minuti, di riuscire a fare gol: sono i ricordi che più sono rimasti impressi nella mia mente. Come ha detto mia moglie, ho potuto dare un messaggio, un timbro di garanzia, di solidità e di integrità fisica all’esterno per quello che avevo passato, per quello che è stato il mio infortunio e la successiva rieducazione, per quello che è stato il mio ritorno alla Roma».
Credi ci siano delle possibilità di rivederti con qualche ruolo nella Roma?
«Nella Roma-calcio come giocatore, credo di no, non hanno certo bisogno di me, però mai dire mai. E poi l’ambiente di Roma non mi sembra che sia cambiato molto rispetto al passato: se i motivi che mi hanno fatto andare via l’anno scorso erano così seri, non credo che siano cambiati nel giro di sei mesi. Se così fosse, sarebbe stato poco serio da parte mia andare via così».
Quindi escluderesti anche un ritorno in altre vesti magari da dirigente?
«Questo è un pensiero che magari faccio a metà nel senso che non ha ancora pensato se fare il dirigente, l’allenatore, il direttore, il presidente o qualsiasi altra figura nel mondo del calcio, non l’ho pensato perché sto impegnandomi nel giocare a calcio. Sicuramente quello che non mi andava di Roma e quello che ha cambiato anche il mio atteggiamento nei confronti della Roma non è tanto l’aspetto del campo, quanto l’ambiente di lavoro e quindi tornare nello stesso ambiente anche in un’altra veste, se l’ambiente non è congeniale, non penso che sia possibile».
Credi che Totti ce la farà a vincere il Pallone d’Oro o pensi che il treno sia ormai passato?
«No, ha le carte in regola per vincerlo. Il premio è una conseguenza di quello che si fa con il club: da soli non si vince nel senso che deve essere la squadra che permette di ottenere quei risultati che poi fanno prendere in considerazione Totti invece che Henry o Raul o altri giocatori».
Come vedi il calcio italiano, pensi che abbia intrapreso la giusta via per un rinnovamento serio?
«Non so, ho l’impressione che la passione della gente conti più delle scelte istituzionali, dirigenziali. Non so se siano state fatte delle scelte serie per cambiare rotta. E’ anche da vedere se la rotta era da cambiare o se erano certi comportamenti che dovevano mutare. Questo rinnovamento mi sembra che tarda a venire anche perché le persone ai vertici sono più o meno sempre le stesse».
Roma ti ricorda anche per la tua attenzione ai più deboli, che cosa ti è rimasto dentro delle tue esperienze di solidarietà in Italia?
«Sono ancora in contatto con alcune iniziative che seguivo a Roma: sento abbastanza frequentemente il cappellano di Rebibbia e Suor Paola. Sia io che mia moglie ci diamo da fare per alcune iniziative: sono in contatto con i ragazzi del progetto Filippide, atleti disabili mentali, e recentemente, facendo parte della giuria dell’Altro Pallone, abbiamo premiato una iniziativa di cui avevo avuto modo di conoscere i protagonisti a Roma che è quella dei “Matti per il calcio”, un film che poi è diventato un libro su un gruppo di ragazzi seguiti dalla ASL – Dipartimento della Salute mentale – di Roma. Anche dalla Spagna cerco di seguire, per quanto è possibile, le iniziative di Roma».
Hai l’opportunità di impegnarti nel sociale anche a Valencia coinvolgendo il mondo del calcio?
«A dir la verità qui sono nuovo per il mondo del calcio e non ho molti contatti. A Natale però ho avuto modo di frequentare l’associazione Mano amica che qui a Valencia aiuta gli extracomunitari che si sono trasferiti in Spagna e che hanno un figlio o il papà o la mamma ed il coniuge è rimasto nel paese d’origine: sono quindi in paese straniero con figli e hanno difficoltà ad inserirsi. L’associazione cerca di aiutare questo inserimento graduale degli extracomunitari».
Hai aderito alla DIMOS (Donatori Italiani Midollo Osseo), sei pronto a donare il midollo a favore di un malato di leucemia?
«L’ho fatto per essere pronto nell’eventualità che servisse. Sono stato anche chiamato una seconda volta ad un controllo perché ad un primo screening sono risultato compatibile con una persona che stava aspettando il midollo da una donatore e poi non ho passato il secondo screening perché non sono risultato compatibile. Ho iniziato a pensare seriamente al fatto di poter salvare una vita quando sono stato richiamato la seconda volta».
Damiano, cosa farai da grande?
«Il papà sicuramente: ho un bel da fare. Sono qui a Valencia da 7 mesi, ho ancora quasi un anno e mezzo di contratto, l’obiettivo è quello di onorarlo e di riuscire a farlo in serie A nella Liga Spagnola. Per far questo dobbiamo salvarci e per ora prendo questo mio impegno nella speranza che l’anno prossimo ci sia anche la mia famiglia qua»
Il tuo sogno resta sempre lo stesso? Citiamo da un tuo articolo: “Disturbando Martin Luther King mi sento di dire che anch’io ho un sogno… vedere due squadre, insieme al centro del campo, vincitori e vinti ugualmente sereni, salutare il pubblico al triplice fischio come si usa in un qualsiasi teatro alla fine dello spettacolo; sentire un allenatore arrabbiarsi col suo attaccante cascatore; sentire uno stadio intero applaudire i vincitori perché più bravi, senza badare al colore della maglia; vedere un tifoso complimentarsi con l’arbitro che giustamente ha fischiato un fallo contro; leggere che il risultato non è dipeso dalle decisioni arbitrali; sentire solo cori d’incitamento per la propria squadra e non contro la squadra avversaria; vedere uno stadio disertato dalle forze dell’ordine perché non servono… anch’io ho un sogno”.
«Non è cambiato».
Luca Teolato
Nessun commento:
Posta un commento