venerdì 9 marzo 2007

CONSIDERAZIONI “A CALDO”

Roma 23/06/2006

Antonio Di Pietro è stato uno dei pochi a ribadire lo spaventoso decadimento morale e politico della nostra società soprattutto in questi ultimi anni e ad affermare che il cattivo esempio di certi politici sicuramente non giova. All’indomani dell’arresto di Vittorio Emanuele ho sentito subito degli esponenti di centro destra insorgere, invocare il classico tintinnio di manette dei “comunisti”!! Lì ho avuto subito il sospetto che qualche esponente della “casa delle libertà” c’entrasse in qualche modo nella vicenda e puntualmente ciò si è avverato.
Ho l’impressione che il nostro bel Paese abbia una sorta di criminalità ciclica che, ogni tanto, quando raggiunge il suo apice viene a galla, si manifesta agli occhi della gente comune in tutta la sua meschinità e sfrontatezza per poi, una volta scoppiata la bomba e magari punito qualcuno, riprendere pian piano il suo cammino e contagiare di nuovo la nostra società civile, ramificarsi con astuzia nei centri chiave del potere. Tangentopoli non ci ha insegnato niente, o forse ha fatto capire a certi privati cittadini, che avevano dei vantaggi da quel clima di favori e contro-favori, che il sistema si dovesse controllare direttamente prendendo il posto dei referenti politici degli anni ’80 altrimenti si rischiava grosso! Anche perché in questo caso oltre a poter legiferare a proprio favore, si poteva legittimare l’illegalità agli occhi dei cittadini anche con la comunicazione, dando pian piano la sensazione agli stessi che vi fosse una sorta di persecuzione, di giustizialismo estremo da parte della magistratura e di certa parte politica nei confronti di povera gente che aveva lavorato tanto e creato numerosi posti di lavoro! Molte persone che conosco pensano che Craxi sia stato un martire, rimpiangono gli anni ’80 perché almeno, dicono, “mangiavano e facevano mangiare anche noi” “si stava bene, c’era ricchezza”! Mi ricordo ai tempi di mani pulite la gente che inneggiava alla giustizia, all’operato di Di Pietro, a quello di Colombo, che quando il pool si stava dimettendo protestava davanti agli inviati di mediaset che si trovavano di fronte al palazzo di giustizia. Ora sembrano passati 100 anni, i magistrati vengono visti quasi con sospetto dalla gente, non ci si stupisce più di niente, i valori e l’indignazione emersi nei primi anni ’90 sembrano sommersi dietro le urla di persecuzione di certi politici ogni qualvolta la giustizia si mette in moto. Certo che se l’unico, o comunque uno dei pochi, a ribadire i concetti di legalità e giustizia, è l’onorevole Di Pietro, è difficile ristabilire nella società questi valori. Io nel mio piccolo ci provo, informandomi, andandomi a cercare le notizie di quello che sta succedendo nella nostra società, ma quando parlo con la gente di questa situazione o dei fatti di cui sono a conoscenza, vengo preso quasi per matto, perché tanto “l’Italia è stata e sarà sempre così quindi è inutile” oppure “sono tutti uguali”. Ma perché, mi chiedo, dobbiamo rassegnarci così, perché!?
Forse bisognerebbe impegnarsi anche per far notare realtà positive, gente in gamba ed onesta che ognuno di noi conosce nella vita quotidiana, associazioni che aiutano le categorie più deboli.

Luca Teolato

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